Deprecated: Function ereg_replace() is deprecated in /home/.sites/90/site11/web/libs/func_kda.inc.php on line 168 Recensione di Due partite - Enzo Monteleone - W2M
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Due partiteDue partite
di Enzo Monteleone (2009)

Italia, 1966. Quattro trentenni si ritrovano come ogni giovedì pomeriggio intorno ad un tavolo per sfidarsi a scala quaranta tra un the e quattro chiacchiere: c'è Gabriella (Margherita Buy), talentuosa pianista che - per amore del marito e della figlia Sara - abbandona la carriera per fare la casalinga; alla sua destra l'amica d'infanzia Claudia (Marina Massironi), madre e moglie perfetta, felice della propria condizione anche a costo di indossare un paraocchi; di fronte a lei Sofia (Paola Cortellesi), rimasta incinta di Rossana e costretta ad un matrimonio riparatore con un uomo che non ama; ed infine Beatrice (Isabella Ferrari), con il suo pancione gonfio di speranze ed aspettative sulla vita che l'aspetta. Tra lamentele, discussioni, battute al fulmicotone e confessioni ad alto tasso d'intimità emergono tutte le pecche, le frustrazioni, le ingiustizie subite dalle donne nell'epoca pre-femminismo e - soprattutto - i loro grandi propositi ed aspettative sulle figlie, per le quali il destino sembra segnato: mai permetteranno che le bambine si trovino - alla loro età - nella loro stessa condizione.

Italia, 1996. Nello stesso salotto, in seguito ad un lutto, si ritrovano le figlie trentenni delle quattro donne: c'è Rossana (Claudia Pandolfi), figlia di Sofia, apparentemente allergica all'idea di procreare; c'è Cecilia (Valeria Melillo), figlia di Claudia, irrimediabilmente single suo malgrado ed ossessionata dalla ricerca di un figlio in provetta che le completi la vita; c'è Giulia (Alba Rohrwacher), tormentata figlia di Beatrice, che non riesce a farsi ragione dell'allergia alla convivenza del suo uomo; e alla fine arriva anche Sara (Carolina Crescentini), la nevrotica figlia di Gabriella divenuta concertista di grido, ma eternamente insoddifatta. Le quattro amiche di infanzia si ritrovano ben presto a fare il punto sulle proprie situazioni sentimentali e professionali, ricalcando quanto fatto trent'anni prima dalle madri e facendo emergere quanto il ruolo della donna - femminismo o meno - comporti strutturalmente, quasi geneticamente, delle rinunce: lavoro e figli, gratificazione professionale ed amore filiale... per una donna sembrano essere universi intimamente inconciliabili. La scelta dell'una o dell'altra via apre, nella complessa struttura emotiva del gentil sesso, una voragine ed un vortice di insicurezze, insoddisfazioni, frustrazioni.

Un film piacevole, molto teatrale (prende fedelmente spunto dalla piéce scritta da Cristina Comencini) e - soprattutto - diviso nettamente in due non solo dallo scarto temporale che separa il primo dal secondo tempo, ma anche dalla caratura professionale delle interpreti. Se la Cortellesi e la Buy, con l'ottima spalla della Massironi, reggono magistralmente la prima metà, supplendo anche alla scarsità dell'intepretazione della Ferrari, nel tempo successivo una buona Pandolfi ed una divertente Melillo non riescono comunque a reggere il confronto con le colleghe che le hanno precedute. Questo è probabilmente colpa di  dialoghi poco convincenti, resi appositamente vaghi e privi di risposte per disegnare una generazione piena di dubbi, incertezze ed insicurezze. Quel che è certo è che - come uomo - mi sono più volte sentito fuori luogo: prima ho sbirciato come dal buco di una serratura le confidenze tra otto donne di diverse generazioni; poi, in sala, mi sono reso conto di esser accerchiato da sole spettatrici; e, infine, ho fatto un sunto su come le donne hanno visto e vedono gli uomini: egoisti, fedifraghi ed insensibili prima, insicuri, impacciati ed ipersensibili ora... All'apparire dei titoli di coda sono sgattaiolato fuori dalla sala come una ladro nella notte, chiedendomi: ma siamo davvero così?!?!? Due partite, un unico risultato!

GIUDIZIO: WW


Filippo Nembrini


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